A Milano, con la pre-Cob 26, s’è visto il cambiamento climatico come affrontato da un mondo giovanile guidato da Greta Thunberg. E si sono visti i grandi del blablabla inchinarsi alla ragazza svedese e alla sua compagna africana. Quanta sincerità e quanta ipocrisia.

La colpevolizzazione degli adulti si traduce, in questa visione, nella responsabilizzazione dei comportamenti, più che degli Stati, dei singoli a cui spetta il compito di riparare quanto fatto prima. Dall’abbecedario antropico di Greta e dei suoi FFF è totalmente assente quanto riguarda drammaticamente, nel momento attuale, la vita sul pianeta, la trasformazione dei suoi abitanti, in tutta la loro varietà, il destino dei giovani cui sarà riservato un futuro tragico, prima ancora che si verifichi l’eventuale cambiamento climatico.

Che questo si verifichi o no, le condizioni della Terra hanno nel frattempo un nemico più feroce e distruttivo di tutti: le guerre e i loro “effetti collaterali” sull’ambiente, che sono i più gravi e anche i grandi dimenticati della lotta per riparare i guasti e prevenire la rovina del pianeta. Cosa dovrebbe dire Greta ai presidenti e premier che incontra, oltre a smettere di ricorrere ai fossili? Chi glielo impedisce?