Un’isola che serve per sparare e che se non si volesse bene da sé, forse sarebbe sprofondata da secoli. Non le hanno voluto un granché bene né i fenici, né i romani, né i genovesi, né tanto meno i Savoia. Figuriamoci la Repubblica che abbiamo adesso.

La Sardegna serve quando serve e per quel che ad altri serve, per il resto alla malora. Così invasori, occupanti e sfruttatori. Alla faccia di una delle più belle, rispettabili, dignitose terre e genti del mondo. Andiamo a mostrare ciò che il grande e popolare movimento dei giovani ambientalisti non vede. Un’isola cui, dagli anni ’50, sono stati inflitti 35mila ettari di servitù militari, il 61% di tutte le basi militari, USA e NATO, d’Italia.

Il risultato di settant’anni di enormi poligoni, di esercitazioni a fuoco in terra e in mare, di sperimentazioni di industrie, di mancate analisi ambientali e bonifiche. La Sardegna è un’isola avvelenata, dove animali e umani muoiono più che in qualsiasi altra parte d’Europa. Dove a resistere contro questo ecocidio sono rimasti un giudice, che ha perso e ora si è visto vanificare dieci anni di documenti, testimonianze, prove. È una popolazione sola e abbandonata, ma determinata a non arrendersi.