Kurosawa fu uomo di due mondi: molto legato alla cultura tradizionale giapponese, al teatro Kabuki e No ed esperto di kendo, ma anche aperto ad autori e testi occidentali, da Dostoevskij a Pirandello, dalla tragedia greca a Shakespeare a John Ford. L’influenza di questi contatti si vede, per esempio, quella di Pirandello in Rashomon; ma fu anche un’influenza reciproca. Suoi film ispirarono la saga Star Wars, I magnifici sette e Per un pugno di dollari. Fu importante la sua creazione di una casa di produzione indipendente, nel 1949, che gli garantì libertà espressiva e aprì la lunga stagione dei suoi capolavori. In Vivere il protagonista Watanabe, consapevole di avere pochi mesi di vita, passa per una serie di diverse reazioni: depressione, tentativo di distrarsi divertendosi, legame affettivo con una giovane donna. Infine trova la dimensione per lui giusta nell’impegno civico. È una metafora della vita umana: tutti riceviamo nascendo una condanna a morte e la affrontiamo in modi diversi. È anche per noi l’impegno civico la reazione migliore?