Questa puntata di Grandangolo è dedicata, come la precedente, alla situazione sempre più esplosiva nel Donbass. Da Mosca la giornalista Daria Platonova, esperta russa di relazioni internazionali, fornisce in un’intervista esclusiva altri importanti aggiornamenti. 

Nel Donbass sono arrivati mercenari USA dotati di armi chimiche: esse potrebbero essere usate contro militari o civili ucraini attribuendo la responsabilità dell’attacco chimico ai russi di questa regione. A questo punto le forze armate ucraine, sostenute e di fatto dirette dalla NATO, scatenerebbero un massiccio attacco contro i russi del Donbass, e Mosca probabilmente invierebbe truppe per difenderle. Esploderebbe così, nel cuore dell’Europa, un conflitto armato dagli esiti imprevedibili. 

In questa situazione critica, la Federazione Russa ha consegnato agli Stati Uniti d’America una proposta di Trattato. Essa prevede che le due parti si impegnino a non utilizzare i territori di altri Stati allo scopo di preparare o effettuare un attacco armato contro l’altra parte. In tale quadro, gli Stati Uniti dovrebbero evitare l’adesione di altri Stati dell’ex Urss alla NATO, impedendo una sua ulteriore espansione ad Est. Chiaro il riferimento all’Ucraina: pur essendo già di fatto membro della NATO, se vi fosse ammessa ufficialmente farebbe scattare l’Art. 5, che obbligherebbe gli altri 30 membri dell’Alleanza, tra cui l’Italia, a intervenire militarmente a sostegno dell’Ucraina. Il Trattato prevede anche che USA e Russia «si asterranno dallo schierare armi nucleari al di fuori dei loro territori nazionali e riporteranno nei loro territori le armi già schierate al di fuori». L’Italia, pur non essendo destinataria della proposta russa, è parte in causa: anche se formalmente è paese non-nucleare, in realtà è base avanzata delle forze nucleari USA. La Voce dell’America ha definito la proposta russa una «mossa aggressiva», mentre il nostro mainstream ha calato su tutto questo una cappa di silenzio.