Tira un’aria nuova in America Latina, a partire dalla “rivoluzione bolivariana” di Hugo Chavez in Venezuela, la cui forza è riuscita a contagiare molti paesi. La novità risiede nel fatto che i colpi di Stato e i “regime change”, allestiti di solito dalla CIA per mettere al sicuro le grandi risorse in materie prime, non riescono più tanto bene.

Evidente risulta essere il fallimento in Venezuela, dove il presidente chavista, Maduro, resta saldamente al potere e vince le elezioni, mentre il golpista Juan Guaidò scompare dalla scena.
In Bolivia, il golpe dell’estrema destra, ligia a Washington, è stato spazzato via dalle elezioni che hanno visto la vittoria del Movimento dal Socialismo di Evo Morales, mentre si sta scuotendo anche tutto l’istmo centroamericano, strategico per il Canale di Panama e per i narcotraffici tra Sudamerica e Stati Uniti.
Poi c’è stata l’ennesima vittoria elettorale del sandinista Ortega in Nicaragua e quella di Xiomara Castro in Honduras.

Se non ci saranno ulteriori manipolazioni, la Castro dovrebbe porre fine ai 12 anni di golpismo a seguito della defenestrazione, nel 2009, del legittimo presidente Manuel Zelaya, seguace di Hugo Chavez. Fulvio Grimaldi ne è stato testimone.