Sono in forte aumento i casi di giovani atleti che, dopo essere stati vaccinati contro il Covid, sono colpiti da crisi cardiache e polmonari che ne provocano la morte o ne minano la salute. Questo preoccupante fenomeno viene taciuto dal mainstream. Grandangolo documenta, a titolo di esempio, alcuni casi: in Francia un triatleta è colpito da embolia polmonare, negli Stati Uniti un giocatore di football sedicenne muore durante l’allenamento, in Italia un atleta diciassettenne è in gravi condizioni per arresto cardiaco, in Messico un atleta di 16 anni muore mentre pratica attività fisica, negli Stati Uniti un ragazzo di 12 anni muore nell’allenamento di basket.

Su questo tema il docente Francesco Cappello, divulgatore scientifico, intervista la cardiologa Adriana Privitera, specialista di terapia intensiva e ecocardiografia pediatrica, istruttrice di sostegno di base alle funzioni vitali con la defibrillazione nell’intervento di pronto soccorso.

Perché non si effettua una seria indagine scientifica sulle crisi cardiache che colpiscono giovani atleti dopo la vaccinazione, ma viceversa si decide ora di vaccinare i bambini dai 5 agli 11 anni, praticamente immuni dal Covid? Perché la statunitense Pfizer ha annunciano “risultati positivi della sperimentazione del vaccino COVID-19 nei bambini dai 5 agli 11 anni” e le autorità sanitarie hanno immediatamente dato istruzioni in tal senso. Quanto siano attendibili le assicurazioni della Pfizer lo dimostra la lunga serie di cause e condanne nei suoi confronti. In Nigeria la Pfizer ha effettuato su cento bambini il test di un antibiotico, mai sperimentato prima, con la conseguenza che undici bambini sono morti e altri hanno subito danni cerebrali. Negli Stati Uniti la Pfizer è stata condannata a pagare una multa record di 2,3 miliardi di dollari per promozione impropria di farmaci e per tangenti a medici compiacenti, esponendo i pazienti a rischio di attacchi di cuore, ictus e coaguli di sangue.