Nella guerra in Donbass, taciuta o mistificata dal nostro mainstream, l’Italia non è semplice spettatrice, ma corresponsabile quale membro della NATO e della UE. Il conflitto in Ucraina è stato avviato nel 2014 con il colpo di stato sotto regia USA-NATO, sostenuto dalla UE, al fine di provocare una nuova guerra fredda per isolare la Russia e rafforzare la presenza degli Stati Uniti in Europa. La Russia è stata accusata di aver annesso con la forza la Crimea, ignorando che sono stati i russi di Crimea a decidere con un referendum di staccarsi dall’Ucraina e rientrare nella Russia per non essere attaccati, come i russi del Donbass, dai battaglioni neonazisti di Kiev. Quelli usati quale forza d’assalto nel putsch di piazza Maidan nel 2014 e nelle azioni successive: villaggi messi a ferro e fuoco, inermi civili massacrati a Mariupol, bombardati col fosforo bianco a Donetsk e Lugansk.

Da allora è in corso in Europa una escalation militare USA-NATO contro un nemico inventato, la Russia, in un grande gioco strategico sempre più pericoloso. Accusando la Russia di voler attaccare e invadere l’Europa, crescenti forze NATO, anche nucleari, vengono schierate a ridosso della Russia, soprattutto nella regione baltica. L’Italia ha schierato in Estonia caccia F-35A e Eurofighter Typhoon. Quando aerei russi volano nello spazio aereo internazionale sul Baltico, i caccia italiani ricevono dal comando NATO l’ordine di intercettarli. Si alimenta così un crescente clima di tensione: gli F-35A e gli Eurofighter Typhoon, schierati a pochi minuti di volo dal territorio russo, sono caccia a duplice capacità convenzionale e nucleare.

Su questo sfondo si colloca la tragedia dei russi del Donbass, soprattutto quella dei bambini che, quando vanno a scuola accompagnati dai genitori, possono essere colpiti dai cecchini di Kiev, addestrati da istruttori NATO, e a scuola devono correre al rifugio quando piovono dal cielo le granate esplosive delle forze ucraine armate dalla NATO.