Mesopotamia, la terra di Abramo, la culla della civiltà. 6000 anni di Storia, mille e una notte, uno dei grandi crocevia geopolitici. Poi una catastrofe come forse nessun paese l’ha mai vissuta. L’Iraq è uscito a uscirne pagando il prezzo di milioni di morti.

Fulvio Grimaldi, per la sua frequentazione di mezzo secolo, ne è quasi un cittadino. Oggi la ritrova ferita, lacerata, divisa, ancora non lasciata in pace dai tanti che, incuranti e privi di civiltà e rispetto, non lasciano la presa sulle sue ricchezze.

L’Iraq è sopravvissuto a secoli di feroci colonialismi, a quattro terribili guerre dal 1980 ad oggi. La guerra con l’Iran, le guerre del Golfo e infine lo Stato Islamico, con dietro i noti mandanti. Miracolosamente il Paese è rimasto unito. I presidenti Bush, Clinton e Obama non l’hanno avuta vinta. Ma coloro ai quali non importa niente degli inventori della ruota, della scrittura, della matematica e della legge, insistono a fomentarvi confronti settari e a tormentarli per i loro scopi. E a nessuno è ancora venuto in mente una soluzione per curare le terribili ferite. Oggi l’Iraq, ancora non libero, rischia ancora una volta di essere il capro espiatorio di protagonisti che preferiscono combattersi sulla pelle altrui.