Che il virus sia stato un prodotto di laboratorio e non della natura è un’ipotesi che condividono sempre più scienziati. Tra questi c’è il Professor Joseph Tritto, ricercatore italiano, microchirurgo, urologo, virologo, che lavora tra New York, Parigi e Londra. Interviene su #Byoblu24 in occasione della pubblicazione del suo libro “Cina Covid-19.

La chimera che ha cambiato il mondo” (Cantagalli, 272 pagine, 20 euro). “La mia vuole essere la ricerca della verità dei fatti – spiega Tritto – e dell’evidenza cronologica dell’evolversi dell’epidemia, la testimonianza della sofferenza delle persone colpite dall’infezione virale, la critica ragionata delle verità assunte o presunte della scienza medica, la voce indipendente delle proposte della ricerca scientifica e tecnologica, lo scrutatore delle analisi dei determinanti sociali delle comunità umane coinvolte e sconvolte dalla pandemia. Per me che ho speranza nel futuro dell’umanità e nella giovane generazione che seguirà”.

Quanto alla possibilità che il virus abbia un’origine naturale, secondo Tritto è un’ipotesi dal punto scientifico al momento non sostenibile. “L’ipotesi finora accreditata da alcuni scienziati è che questo virus si sia generato in natura dalla combinazione tra un virus di pipistrello e uno di pangolino. Perché ciò avvenga, però, innanzitutto dovrebbe passare, secondo gli esperti, un lasso di tempo compreso tra i 40 e i 200 anni, e poi le due specie coinvolte dovrebbero condividere la stessa nicchia ecologica, cosa che in questo caso non è” – sostiene il Professore. È invece molto più verosimile che il SARS-CoV-2 sia il frutto di anni di ricerca compiuta nel laboratorio di Wuhan in Cina dalla prof.ssa Shi Zheng-Li e dal suo team. Il libro di Tritto getta una luce nuova sulla vicenda, combinando l’aspetto strettamente medico-scientifico con quello geopolitico. Perché intorno a questo virus gli interessi sono molti, di natura soprattutto politica.