La Conferenza ONU sul cambiamento climatico, svoltasi a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre, ha annunciato che «la Finanza diventa verde: nasce la Glasgow Financial Alliance for Net Zero, della quale fanno parte i principali proprietari e gestori di patrimoni e le banche con il potere di mobilitare trilioni di dollari per la transizione verso lo zero netto di emissioni entro il 2050». Hanno finora aderito alla Alleanza Finanziaria 450 banche e multinazionali di 45 paesi, impegnandosi a «investire oltre 130 trilioni (130 mila miliardi) di dollari di capitale privato». I capitali vengono raccolti attraverso l’emissione di Green Bond (obbligazioni verdi) e investimenti effettuati da fondi pensione, in gran parte con i soldi di piccoli risparmiatori che rischiano di ritrovarsi in una ennesima bolla speculativa.

È una colossale operazione finanziaria lanciata dalla Goldman Sachs (la principale banca USA, di cui Mario Draghi è stato vicepresidente) , dalla Deutsche Bank e dalle  altre grandi banche statunitensi ed europee. Le stesse che nel decennio scorso si sono impadronite di centinaia di miliardi di dollari, appartenenti a Libia e Venezuela sottoposti a “sanzioni” USA e UE. L’attuale operazione prevede non il sequestro di fondi, ma la concessione di finanziamenti a governi e altri soggetti virtuosi.

Per ottenerli, essi devono attenersi all’«Indice ESG: Ambiente, Società, Governance», le cui norme sono stabilite dal Dipartimento di stato USA, dal World Economic Forum, dalla Rockefeller Foundation, dalla Banca Mondiale. A garantire il rispetto dell’ambiente sono compagnie petrolifere come la Royal Dutch Shell che, dopo aver provocato un disastro ambientale e sanitario nel delta del Niger, si rifiuta di bonificare le terre inquinate. A garantire il rispetto dei diritti umani è il Dipartimento di stato USA, il cui embargo all’Iraq con l’avallo ONU provocò, nel 1990-2003, un milione e mezzo di morti tra cui mezzo milione di bambini.