Alle origini della nostra tradizione filosofica troviamo la strana coppia Socrate/Platone: Socrate non scrisse nulla mentre Platone è uno dei più grandi scrittori; Socrate non propone nessuna teoria mentre Platone ha una teoria su ogni argomento, e la fa annunciare da un personaggio di nome Socrate. I due sono legati a filo doppio, per buoni motivi. La filosofia di Socrate è solo critica: posto davanti all’autorità, Socrate la contesta e la dimostra priva di fondamento. Ma, se non si propone un’alternativa, i più rimarranno legati al sistema vigente: per difettoso che sia, non se ne riesce a immaginare un altro. Quindi la teorizzazione di Platone, e di altri filosofi come lui, è il più potente strumento critico: un’alternativa ci costringe almeno a difendere l’esistente, oppure ad abbandonarlo; l’utopia è indispensabile per chi voglia un rinnovamento. Il che spiega come il peccato originario del marxismo sia stato il rifiuto dell’utopia, che ha avuto l’effetto di ingabbiare valide spinte rivoluzionarie in uno schema concettuale sostanzialmente conservatore.