Ho visto le armate dei più forti paesi arabi sconfitti da Israele. Ho visto il piccolo Libano, con guerriglieri in stracci respingere l’esercito considerato il più forte del mondo… E al Libano questo non è stato mai perdonato. E neanche la sua ospitalità a 2,5 milioni di siriani, profughi di una guerra che da 10 anni sconvolge il Medio Oriente. Profughi che si aggiungono al mezzo milione di palestinesi, costretti a lasciare la loro Terra.

Ne ha di problemi questo piccolo stato multiconfessionale che il colonialismo francese ha lasciato, more imperiale, diviso e lacerato tra comunità apparentemente inconciliabili. I cristiani maroniti, élite borghese, organizzata in formazioni militari, come la Falange e le Forze Libanesi, e i musulmani di Hezbollah e Amal, protagonisti della resistenza alle incursioni israeliane. Con rispettivi sponsor in Israele e Occidente, gli uni, l’Iran e la Siria, gli altri, la ricorrenza di scontri e guerre civili era inevitabile. Come tra il 1975 e il 1990 e di nuovo oggi. Anche perché nel piccolo Libano troviamo l’intreccio tra i grandi assi politici che si contendono l’egemonia nella regione e, forse, la loro resa dei conti.