La possibilità di eleggere i propri rappresentanti politici è stata indubbiamente una fra le più grandi conquiste sociali degli ultimi secoli. La lotta per una autentica democrazia è stata un processo lento, tortuoso, che è andato di pari passo con l’affermazione del principio dell’uguaglianza fra gli uomini.

Ma i principi devono essere declinati sotto forma di leggi e regolamenti. La legge elettorale è la legge più importante per uno Stato, in quanto trasforma la volontà del popolo in una struttura di potere effettivo. Siamo sicuri che lo faccia davvero nel nostro interesse? O nel tempo si è trasformata in una legge adatta a svuotare la democrazia dall’interno, a vantaggio di chi detiene il potere reale e non vuole condividerlo?

Il Centro Studi sulla Costituzione e sulla Prima Repubblica ha organizzato alla libreria Laterza di Bari un convegno dal titolo “Legge elettorale, governabilità e libertà dei popoli” ed è proprio questo il focus al centro delle relazioni di Luciano Canfora, filologo, saggista e storico considerato profondo conoscitore della cultura classica, Stefano d’Andrea, presidente del Fronte Sovranista Italiano, e Stefano Rosati, avvocato e politico del F.S.I.

Ai microfoni di Byoblu Canfora ricorda che l’art. 48 della Costituzione italiana prevede il sistema elettorale proporzionale puro, formalmente il più equo proprio perché descrive l’idea di “un uomo un voto”. Ma poi, proprio per intaccare questo principio e convincere il popolo ad adottare un sistema maggioritario, venne introdotto nel dibattito pubblico il concetto di “governabilità”. Il rapimento di Aldo Moro, la stagione dell’eversione armata iniziata con Piazza Fontana, il giallo della scomparsa dell’emendamento di Maria Maddalena Rossi sono alcuni degli snodi storici riportati dallo studioso come evidenza di una regia che, come una vera e propria trappola, portò in modo subdolo allo svuotamento della democrazia.

Forse in pochi sanno che la Consulta, nel secondo dopo guerra, si interrogò sul rendere il voto non solo un diritto, ma anche un obbligo – legge attualmente vigente in molti Stati, ad esempio in Belgio –. E probabilmente solo pochi appassionati ricorderanno il dibattito paradossale, citato durante il convegno, che emerse pochi anni fa sul “voto uguale in entrata ma non in uscita”.

Il tema affrontato è profondo, forse leggermente ostico, ma quanto mai rilevante proprio perché riguarda la vita democratica del nostro Paese. Un approfondimento culturale che Byoblu è orgogliosa di offrire al suo pubblico.