Si svolge dal 31 ottobre al 12 novembre a Glasgow, nel Regno Unito, la 26esima Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (COP26).  La Commissione scientifica dell’ONU stima che, a causa delle attività umane, la temperatura media globale sia aumentata di circa 1°C rispetto ai livelli preindustriali, e che potrebbe raggiungere nel 2050 un aumento di 1,5°C nell’arco di tre secoli.

Tale fenomeno, che altri scienziati attribuiscono principalmente alla più intensa attività del Sole, viene spettacolarizzato da governi e media per nascondere minacce ambientali e sanitarie più gravi. L’inquinamento dell’aria provoca ogni anno 7 milioni di morti premature: le città europee con la più alta mortalità per l’inquinamento dell’aria (al primo posto Brescia col 15%) si trovano nella Pianura Padana, in Polonia e nella Repubblica Ceca. 

Una delle cause del riscaldamento globale è la distruzione delle foreste tropicali pluviali. In Indonesia e in Amazzonia essa è provocata soprattutto dal fatto che multinazionali come la britannico-olandese Unilever – principale sponsor della Conferenza di Glasgow sul cambiamento climatico – ricavano in queste aree forestali grandi spazi per gli allevamenti di bestiame, le coltivazioni di soia, la produzione di olio di palma e altre attività. Per questo ogni anno si distrugge col fuoco, in Amazzonia, un’area equivalente a oltre il doppio della Liguria.

Un altro grave danno ambientale e sanitario, che governi e media nascondono focalizzando l’attenzione solo sul riscaldamento globale, è il fatto che l’Unione Europea esporta pesticidi altamente pericolosi. di cui vieta l’uso in Europa, e allo stesso tempo importa prodotti agricoli contenenti residui di questi pesticidi. La UE inoltre esporta ogni anno, soprattutto in Africa e Asia, più di 20 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi. Contribuisce in tal modo all’inquinamento chimico, che è la principale causa di morti premature.