Il problema fondamentale di uno Stato è realizzare un’unità di intenti. Platone propone di farlo smembrando le famiglie biologiche e ricostruendo lo Stato come una grande famiglia. Non ho simpatia per questa soluzione, mentre trovo corretta quella di Aristotele, per il quale lo Stato è uno nella misura in cui circola in esso la philía, un reciproco e consapevole volersi bene. Può essere basato sull’ammirazione dell’altrui virtù, sul piacere che si trae dall’altrui compagnia o sui vantaggi che l’altro ci offre; ma in ogni caso, anche quando è temporaneo e fluttuante, è genuino e non si esaurisce in rapporti puramente strumentali e manipolativi. Il pensiero politico moderno ha messo al centro della sua attenzione fattori e dinamiche procedurali che contribuiscono alla salute e alla stabilità dello Stato, mettendo in ombra i sentimenti. I tempi bui che stiamo vivendo hanno riportato in auge il messaggio del Filosofo, chiarendo come un incitamento sistematico all’odio da parte del tiranno provochi lo sfacelo della comunità.