«L’interruzione di Facebook e delle sue app è stata una dimostrazione su scala planetaria di quanto i servizi dell’azienda siano diventati essenziali per la vita quotidiana», titola il New York Times, sottolineando che Facebook, WhatsApp, Instagram, e Messenger sono fondamentali per l’economia, la politica, l’istruzione, la sanità. In tutto il mondo circa 2,8 miliardi di persone, in media, usano almeno un prodotto di Facebook al giorno. 

Facebook raccoglie così ogni giorno, da tutto il mondo, miliardi di informazioni nei suoi data center, dei quali 13 si trovano negli Stati Uniti, 3 in Europa e 1 a Singapore. In modo analogo funziona Google, con la sua piattaforma Youtube i cui utenti sono saliti a 1,9 miliardi. Questa immensa mole di dati, centralizzata negli USA, serve non solo a scopi economici ma a scopi politici, conferendo un crescente potere di controllo a chi li gestisce. Ad esempio, Facebook ha rimosso più di 20 milioni di post per «aver violato le regole sulla disinformazione Covid-19».

Questo potere di controllo viene ora fortemente accresciuto da un progetto di Facebook in fase avanzata di realizzazione: il cavo sottomarino 2Africa Pearls, lungo oltre 45.000 km (più dell’Equatore), che collega 33 paesi di Africa, Medio Oriente ed Europa. Secondo Facebook, esso «porterà Internet ad alta velocità e a prezzi accessibili» soprattutto in Africa. Non spiega però come potranno usarlo gli oltre 600 milioni di abitanti che, nell’Africa Subsahariana, sono privi di elettricità. A cosa servirà in Africa questa rete a banda larga lo dimostra la partnership che Facebook ha stabilito con l’Atlantic Council, influente «organizzazione nopartisan», con sede a Washington, che «promuove la leadership e l’impegno USA nel mondo». Attraverso la rete, l’Atlantic Council «garantirà il corretto uso di Facebook nelle elezioni in Africa, aiutando i media e i politici a scoprire le fake news, a educare i cittadini e la società civile».