«L’intelligenza artificiale che dobbiamo temere è già qui»: con questo titolo sul Washington Post Daron Acemoglu, professore del Massachusetts Institute of Technology, denuncia il fatto (documentato da un ampio studio) che l’intelligenza artificiale è usata da governi e aziende per la disinformazione algoritmica (ossia per dare la caccia a “fake news” con algoritmi che sono essi stessi fake), per sorvegliare e manipolare i comportamenti di milioni di persone. Allo stesso tempo le  tecnologie dell’intelligenza artificiale vengono usate non per migliorare le condizioni di lavoro ma per ridurre il numero di addetti, per accrescere il potere del capitale sul lavoro.  

Analoga denuncia viene fatta, sempre sul Washington Post, da Chris Gilliard, professore universitario di Detroit,  che vede «una nuova forma di oppressione nella tecnologia che usiamo ogni giorno». Ad esempio, l’azienda Ring di telesorveglianza, appartenente ad Amazon, ha concesso a 400 forze di polizia negli USA l’accesso alle telecamere delle abitazioni, all’insaputa dei proprietari. A Singapore robot autonomi pattugliano le strade per sorvegliare i “comportamenti sociali indesiderati”, in particolare raggruppamenti di più di cinque persone in violazione delle norme di distanziamento sociale.

Queste e varie altre applicazioni dell’intelligenza artificiale stanno creando, su scala internazionale, una sempre più fitta rete di sorveglianza e controllo della popolazione da parte delle élite al potere. Dall’uso dell’intelligenza artificiale quale strumento di potere, al suo uso quale strumento di morte, il passo è breve. Lo conferma una documentata inchiesta del New York Times sull’uccisione di uno scienziato iraniano, compiuta dal Mossad (il servizio segreto israeliano) con una macchina killer dotata di intelligenza artificiale: una mitragliatrice, installata su un furgone, azionata da un tiratore scelto a migliaia di chilometri di distanza.