La politica è l’arte e la scienza del confronto tra diversi. Da Polibio in avanti si è capito che il modo migliore per gestire questo confronto è creando un equilibrio fra poteri; quindi la politica migliore consiste in un ininterrotto negoziato fra istanze, interessi e progetti diversi.

Con lo scoppio della cosiddetta pandemia, la politica è stata interrotta, e le è stato sostituito un atteggiamento di carattere quasi religioso. Come per il credente i dogmi della fede prevaricano su qualsiasi altra esigenza, qui il dogma della nuda vita, o nuda sopravvivenza, ha prevaricato su tutto il resto, ha annullato tutto il resto. Le esigenze di bambini che hanno bisogno di giocare e socializzare per crescere, di ragazzi che hanno bisogno di una scuola in presenza per imparare a vivere da cittadini, di padri e madri di famiglia che hanno bisogno di esercitare il loro diritto al lavoro, di persone creative che hanno bisogno di esprimersi, e dei loro pubblici che ricevono dalla loro espressione prezioso nutrimento spirituale, di anziani che hanno il loro maggiore conforto nel contatto con persone care – tutte sono state brutalmente negate.

In un paese civile si sarebbe dovuta avere una discussione e mediazione continua fra questi diversi, che non c’è stata. La dittatura sostanziale che ora si sta instaurando ha avuto una premessa nella dittatura formale di una sola istanza su tutte le altre. Per sconfiggere la dittatura dobbiamo quindi anche riprenderci la politica.