Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo vissuto una situazione di emergenza, non sanitaria ma politica, sociale, economica e istituzionale. In modo incomprensibile, il governo ha deciso di non curare i pazienti di Covid nella prima fase della malattia, quando è eminentemente curabile, e di aspettare la seconda fase, spesso devastante.

Fin dall’inizio si sono attesi come la salvezza i vaccini, che quando sono arrivati si sono rivelati un rimedio peggiore del male, seguiti come sono da decine di migliaia di morti e milioni di effetti avversi, ma sostenuti, quando non imposti, dalle autorità. Il risultato è non un’emergenza ma una dittatura sanitaria.

Questa dittatura, come ogni altra in passato, è stata favorita dall’abulia e dalla condiscendenza del pubblico; se vogliamo sconfiggerla, dobbiamo diventare protagonisti della nostra vita.