Mentre il New York Times annuncia che «l’occupazione dell’Afghanistan da parte degli Stati Uniti è finita, ora i Talebani sono di nuovo al comando», la CNN pubblica una notizia che preannuncia uno scenario ancora più critico: «I Talebani sono seduti su 1 trilione di dollari di minerali di cui il mondo ha disperatamente bisogno».

Prospezioni geologiche effettuate dal Pentagono indicano che il territorio afghano contiene enormi giacimenti di minerali di ferro, rame, alluminio, oro, argento, mercurio, litio, cobalto ed elementi (metalli) delle terre rare, come lantanio e lantanidi. Il valore di tali giacimenti viene stimato in 1-3 trilioni di dollari, ossia tra 1.000 e 3.000 miliardi di dollari. Il litio, il cobalto e soprattutto i metalli delle terre rare – di cui Cina, Congo (RD) e Australia forniscono oggi il 75% della produzione mondiale – sono essenziali alla moderna tecnologia. Vengono usati per la fabbricazione di telefoni cellulari, televisori, motori ibridi, computer, laser, batterie e molti altri prodotti. Vengono usati allo stesso tempo per la produzione militare, in particolare per i sistemi satellitari di comunicazione e navigazione e di guida dei missili. 

L’Afghanistan potrebbe divenire uno dei principali centri minerari del mondo, probabilmente il primo produttore mondiale di litio e metalli delle terre rare. Gli Stati Uniti e gli altri paesi della NATO – che hanno speso nella guerra in Afghanistan migliaia di miliardi di dollari per controllare questa posizione geostrategica nei confronti di Cina e Russia – non sono più in grado di realizzare il piano di sfruttamento delle ricchezze minerarie dell’Afghanistan, che volevano attuare una volta vinta la guerra.

Cina e Russia hanno invece ora la possibilità di fare accordi col governo talebano per la realizzazione di una grande industria mineraria afghana. Si apre così sull’Afghanistan una nuova fase conflittuale non solo economica, ma geopolitica e geostrategica.