Chi non studia la storia è destinato a subirla. Nell’Inghilterra del diciannovesimo secolo, per contrastare il diffondersi del vaiolo, il Parlamento inglese emanò quattro leggi, chiamate Vaccination Acts, che obbligavano a vaccinare tutti i bambini. I vaccini (chiamati così per via del fatto che si trattava sostanzialmente di trasferire il pus dalle pustole di una mucca infettata con vaiolo bovino a una ferita provocata ad arte in un corpo umano) avevano anche effetti collaterali che portavano anche alla morte. I genitori che si rifiutavano di vaccinare i proprio figli erano soggetti al pagamento di pesanti sanzioni, e non solo. Perfino quei genitori che avevano avuto anche due figli gravemente danneggiati o deceduti in conseguenza del vaccino, e che si rifiutassero di vaccinare il terzo, finivano in prigione o perdevano la casa.


Il 23 marzo 1885 gli abitanti di Leicester riempirono le piazze in segno di protesta, per cessare una violenza ritenuta inammissibile. In mezzo alle strade si riversarono tra le 80 mila e le 100 mila persone. Si rifiutarono in massa di acconsentire agli obblighi di legge e adottarono un loro protocollo, che prevedeva semplicemente un sistema di rapide segnalazioni dei casi di infezione, una quarantena immediata ed efficace, la disinfezione immediata da cima a fondo della casa del malato, un’aumentata attenzione per l’igiene e la pulizia e così via: si chiamava “Il metodo Leicester“.


I medici dell’epoca li dichiararono irresponsabili, poi li derisero, poi formularono previsioni inappellabili che paventavano imminenti sciagure. Il risultato fu che quando nel 1893 il vaiolo esplose, i distretti ben vaccinati di Mold, nel Flintshire, ebbero un tasso di mortalità 32 volte più alto di quello di Leicester.
La gran parte delle infezioni che decimarono la popolazione nel diciannovesimo secolo derivavano dalla situazione di estremo degrado nella quale la rivoluzione industriale, non governata urbanisticamente, aveva gettato milioni di persone in tutto il mondo. La gente viveva ammucchiata in spazi angusti, senza nessun tipo di areazione, in uno stato di grave denutrizione, senza acqua corrente, usando un solo WC comune condiviso anche da quattordici famiglie, in luoghi comuni coperti di escrementi, affastellati come fetidi verminai costruiti su strade colme di rifiuti marcescenti, e riversava come poteva le deiezioni corporali nei corsi d’acqua circostanti, che erano anche l’unica fonte di acqua da bere.


Tutte le malattie infettive (anche quelle per le quali non è mai esistito un vaccino) arrivarono a calare, in termini di diffusione e di mortalità, anche del 99%, esclusivamente grazie all’introduzione di un sistema di approvvigionamento di acqua corrente pulita e potabile, alla realizzazione di un sistema fognario efficiente, all’implementazione di un sistema di raccolta dei rifiuti e alla riprogettazione degli spazi abitativi seguendo criteri più umani. I vaccini arrivarono quando le curve di morbilità e mortalità delle infezioni erano prossime a raggiungere lo zero.


Tutti i grafici e le fonti si possono trovare nel libro “Malattie, vaccini e la storia dimenticata. Epidemie, contagi, infezioni. Cosa è cambiato davvero negli ultimi due secoli in Occidente“, ricco di documenti storici, testimonianze dell’epoca, dati e immagini, edito da “Il leone verde”.


Chiaramente questo non significa che i vaccini siano inutili né che quelli attuali abbiano lo stesso tasso di reazioni avverse di quelli del secolo scorso. Tuttavia, vuole certamente significare una cosa: il dibattito e il pubblico confronto hanno il sacrosanto diritto e tutta la legittimità del mondo di restare aperti e, in assenza dell’evidenza conclamata di epidemie inequivocabili (tranne quella finta dei media, poi ritrattata) , il Decreto Lorenzin, nato in seguito ad accordi ben precisi siglati nel 2014 negli Stati Uniti dal Ministro della Salute pubblica affinché l’Italia facesse da capofila nella sperimentazione, deve essere revocato. Altrimenti la storia dell’Inghilterra del diciannovesimo secolo, con il suo lungo excursus di violenze ignobili, è destinata a ripetersi. Se succederà, sarà solo perché scegliamo di ignorarla e di commettere ancora e sempre gli stessi errori.


Oggi ho intervistato Gabriella Lesmo, uno dei medici pediatri in disaccordo sull’attuale strategia di vaccinazione di massa, per questo (come tanti suoi colleghi) oggetto di un procedimento di radiazione aperto dall’Ordine dei Medici. Nel video, potrete ascoltare la sua versione delle cose.