La storiografia classica sugli anni di piombo in Italia fa iniziare generalmente la strategia della tensione con l’attentato di Piazza Fontana, a Milano, nel 1969. Eppure la vera strategia della tensione sarebbe nata in Italia molto prima. Ne parliamo con il giornalista e saggista Giovanni Fasanella, autore insieme a Mario José Cereghino, del libro “Le menti del Doppio Stato. Dagli archivi angloamericani e del servizio segreto del Pci il perché degli anni di piombo” (Chiarelettere). Già a partire dal 1944 le forze alleate, in particolare Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia si sarebbero adoperate per organizzare una rete di spionaggio capillare sul territorio italiano. L’obiettivo primario fu quello di impedire l’unità nazionale delle forze antifasciste e la presa del potere da parte dei comunisti. Ma c’è molto di più. “James Jesus Angleton, potentissimo capo della sezione controspionaggio della CIA dal 1954 al 1975, si occupò di riorganizzare le attività della mafia e di logge massoniche occulte in Italia subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale” – spiega Fasanella. Il quadro che emerge dallo studio dei documenti d’archivio sulla strategia della tensione in Italia è sconcertante: “il Deep State italiano, controllato dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, con influenze anche da parte della Francia e della Jugoslavia, ha letteralmente bloccato la vita politica ed economica del Paese almeno dal 1944, creando una terra di nessuno tra l’Est e l’Ovest” – conclude Fasanella.