21 luglio 219
L’esclusiva intervista al Ministro delle Finanze Francesco Forte, in carica dal dicembre del 1982 all’agosto 1983, quindi pochissimi mesi dopo il cosiddetto divorzio tra il Tesoro e Banca d’Italia, avvenuto nel 1981 su iniziativa di Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi. Francesco Forte, partendo dagli anni di piombo e dal caso Aldo Moro, e passando per l’ascesa di Bettino Craxi, ripercorre la strada che portò a quella lettera che Andreatta, allora Ministro del Tesoro, scrisse a Ciampi, governatore della Banca d’Italia, il 12 febbraio 1981. Iniziativa che improvvisamente, senza nessun passaggio parlamentare e con ridotti spazi di condivisione perfino con i componenti dei gabinetti ministeriali, si concluse, nell’agosto 1981, con la fine del potere dello Stato di emettere moneta semplicemente chiedendo alla Banca d’Italia di renderla disponibile e con l’obbligo conseguente di richiederla al mercato, a debito e dietro pagamento di interesse.

Quale fu il legame di quel provvedimento con la successiva impennata del debito pubblico, negli anni ’80? Perché venne preso? Come funzionava il serpente monetario europeo (lo SME), e come decidemmo di entrare nella moneta unica? A queste domande l’ex Ministro Forte risponde senza risparmiare aneddoti e particolari, finendo per confermare indirettamente l’analisi dell’economista Nino Galloni sui processi che, partendo dalla contropartita richiesta dalla Francia di François Mitterrand alla Germania di Helmut Kohl per la riunificazione tra Berlino e Francoforte, portarono alla deindustrializzazione italiana (cfr, su Byoblu: “Come ci hanno deindustrializzato” e “Il funzionario oscuro che faceva paura a Kohl“).