L’attentato all’aeroporto di Kabul, che ha provocato la morte di 13 soldati USA. e decine di afghani, è stato rivendicato dallo Stato Islamico attraverso una dichiarazione trasmessa da una fonte non verificabile.

Il portavoce dei Talebani ha condannato l’attacco. Il capo del Pentagono, Austin, ha dichiarato che “i terroristi hanno preso le vite delle nostre truppe nel momento stesso in cui tentavano di salvare altre vite”. In tal modo il Pentagono fa leva sulla giusta condanna dell’attentato per capovolgere la storia della sanguinosa guerra che USA e NATO hanno condotto per vent’anni in Afghanistan.

Ma la narrazione ufficiale della guerra viene ulteriormente demolita dalla notizia, pubblicata dal New York Times, che “nel 2001, quando i Talebani erano deboli e pronti ad arrendersi, gli Stati Uniti rifiutarono un accordo”. Mentre il Pentagono, presentandosi come salvatore, organizza un ponte aereo per trasportare i collaboratori afghani non solo negli USA ma anche in paesi europei, Italia compresa, i ministri degli Esteri dell’Alleanza Atlantica dichiarano che “nel corso degli anni, la presenza della NATO ha permesso agli afghani di fare progressi sociali, economici e politici senza precedenti”.

In realtà, dopo aver speso in Afghanistan migliaia di miliardi di dollari, USA e NATO lasciano un paese insanguinato da centinaia di migliaia di morti tra i civili, con una situazione sociale disastrosa in cui circa la metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Principali vittime i bambini: milioni. esclusi dalla scuola, vivono nelle strade, esposti a ogni tipo di pericolo. Altri hanno subìto esperienze traumatiche: molti, documenta l’associazione statunitense Human Rights Watch, sono stati “detenuti e torturati in strutture militari con l’accusa di reati di terrorismo“.