E’ stata una delle tante misure adottate frettolosamente nel corso dell’emergenza sanitaria e in favore della quale, fin da subito, hanno iniziato a suonare i violini della propaganda: “lo smart working aiuta l’ambiente”, “è rilassante per il lavoratore”, “facilita le relazioni familiari”, “permette di non lasciare soli gli animali domestici”. E se invece lo smart working fosse fosse una misura utile soprattutto a rendere il lavoro ancora più precario e sottopagato? Se n’è parlato ieri a Roma nel corso della presentazione del libro di Savino Balzano, sindacalista e scrittore che da poco ha dato alle stampe un saggio da titolo incontrovertibile: “Contro lo smart working”. Insieme a Balzano, che ha sottolineato gli aspetti individuali e collettivi che rendono lo smart working una misura regressiva per diritti del lavoro, è intervenuto anche Gilberto Trombetta, candidato sindaco a Roma per il partito “Riconquistare l’Italia”.